K-FactLello Esposito ci racconta “Tracce Vesuviane”



Abbiamo fatto una chiacchierata con Lello Esposito, uno degli artisti che più di tutti ha saputo raccontare Napoli attraverso la sua arte.
Pulcinella, il Vesuvio, San Gennaro, la sirena e tanti altri simboli della tradizione diventano nelle sue opere qualcosa di nuovo, capace di parlare al presente senza dimenticare le proprie radici. 

Quando l'arte incontra chi crede nel valore del territorio, nascono progetti come Tracce Vesuviane: una mostra che rappresenta un percorso di identità e memoria nella storica sede BCP di Palazzo Vallelonga, a Torre del Greco.

Perché Tracce Vesuviane?

“Si chiama “Tracce Vesuviane”perché nasce dall’ispirazione di una grande scultura collocata sul Vesuvio: “Gli occhi del Vesuvio”, una maschera monumentale di 45 tonnellate che osserva Napoli da lontano e, allo stesso tempo, tutto il territorio circostante.

Ed è proprio da qui che prende forma l’invito a realizzare questa mostra. I temi centrali sono radici, identità e luoghi. Partendo da questa installazione e dal suo posizionamento lungo il territorio vesuviano, ho immaginato un percorso di tracce: segni e connessioni che attraversano gli ultimi anni del mio lavoro.
Lo sguardo della maschera si estende verso
San Giorgio a Cremano, altro comune del territorio vesuviano legato alla figura di Massimo Troisi, dove anni fa ho realizzato il Premio a lui dedicato e alcune opere oggi collocate a Villa Bruno.”

Hai donato a Napoli un’iconografia che resiste al tempo e che oggi è parte della città, che sta vivendo un vero e proprio boom.
Come vivi il rapporto con la Napoli di oggi, rispetto a quella che hai vissuto nei tuoi primi anni di ricerca?


“Quando ho iniziato il mio percorso, tra gli anni Settanta e Ottanta, Napoli non aveva il riconoscimento internazionale e il turismo che conosciamo oggi. Frequentando città come New York, ho capito quanto fosse importante valorizzare la propria identità e trasformarla in un racconto contemporaneo.

Ho cercato di reinterpretare simboli della tradizione napoletana, trasformandoli in elementi vivi, capaci di dialogare con il presente.

Oggi Napoli vive una stagione straordinaria. L'interesse internazionale, il turismo e le nuove tecnologie hanno amplificato la diffusione dei suoi simboli e della sua immagine.
È un cambiamento naturale, che non mi spaventa.

Del resto Napoli è sempre stata una città capace di reinventarsi e di cambiare pelle. Neapolis, significa proprio “città nuova”: una città che resta fedele alle proprie radici ma continua a guardare avanti.”



Sirene, Galli, Corni verticali, Pulcinella. Di tutti i tuoi simboli reinterpretati, qual è la metamorfosi che più ti rappresenta e a cui sei più legato?

“Ho coniato questa idea di identità e metamorfosi circa trent’anni fa, per me rappresenta una ricerca continua. Il mio “contenitore universale”, il compagno di viaggio di tutta la mia produzione, è sempre stato Pulcinella.

A lui è legata anche un’opera che ho lasciato a Vico Purgatorio ad Arco, dove tutti toccano il naso della mia testa scultura: un gesto che nel tempo ha consumato il colore nero originario, facendo emergere il bronzo dorato sottostante.

Questo passaggio è per me profondamente simbolico: il bronzo, quando viene lucidato, diventa come oro, luminoso. E finché brilla, significa che Napoli è amata, accarezzata, attraversata da milioni di persone. È un segno positivo, una forma di vita che continua a trasformarsi.

È questa, in fondo, la mia idea di metamorfosi: un processo continuo in cui l’opera cambia insieme al tempo, alle persone e allo sguardo della città.”



Grazie a Lello Esposito per averci aperto le porte del suo universo creativo. Siamo felici di aver seguito, insieme a BCP, le sue“Tracce Vesuviane” in un percorso espositivo che onora l’identità e la forza espressiva del nostro territorio.